Lo street food thailandese è il migliore del mondo: lo dicono le classifiche, gli chef stellati e soprattutto i milioni di thai che mangiano per strada ogni giorno. Perché il chiosco sotto casa cucina meglio e a meno di quanto si potrebbe fare in casa. Per il viaggiatore italiano è il paradiso. E con quattro regole si evita anche l’unico rischio, quello per lo stomaco.
Dove si mangia (la geografia del cibo di strada)
- I mercati notturni: il formato re. Da Chatuchak e i night market di Bangkok al Sunday Market di Chiang Mai: si gira, si assaggia, si riparte.
- I carretti fissi: ogni angolo ha il suo specialista. La signora del pad thai fa SOLO pad thai da vent’anni: la specializzazione è garanzia.
- Le food court dei centri commerciali: street food climatizzato coi carrellini prepagati. L’ingresso morbido per i principianti.
- Yaowarat (la Chinatown di Bangkok): il livello leggendario serale.
Cosa ordinare al primo giro
- Pad thai saltato al momento e khao pad (riso fritto): le porte d’ingresso.
- Spiedini (moo ping: maiale marinato) con riso glutinoso nel sacchettino.
- Som tum: l’insalata di papaya pestata al mortaio davanti a te (dosa il peperoncino: «pet nit noi» = poco piccante).
- Roti: la crepe banana e latte condensato dei carretti serali. E il mango sticky rice nella stagione dei manghi.
- Il moo krata e gli hot pot da tavolino nei mercati: la cena sociale thai.
Le regole d’oro per lo stomaco
- Coda di locali = qualità e ricambio: il chiosco pieno di thailandesi è sicuro per definizione. Quello vuoto no, anche se ha il menu plastificato in inglese.
- Cotto al momento davanti a te: il wok rovente sterilizza. I vassoi tiepidi esposti da ore sono il vero rischio.
- Acqua in bottiglia e ghiaccio solo quello industriale a cilindretti col buco (quello dei locali seri: si riconosce): non quello tritato di provenienza ignota.
- Gradualità: i primi giorni evita crudo e livelli di peperoncino da thai veri. Lo stomaco si allena in una settimana.