Arcipelago di sei isole calcaree sospeso a metà strada fra Phuket e Krabi, nel mare delle Andamane, le Phi Phi sono da decenni la cartolina della Thailandia balneare, e sono anche il posto in cui il paese ha imparato, pagando caro, che una spiaggia può essere consumata dal successo. Tutto l'arcipelago sta dentro il parco nazionale di Hat Noppharat Thara-Mu Ko Phi Phi, e una sola delle sei isole è abitata, mentre le altre restano scogli e pareti a picco su acqua trasparente, senza un edificio.

L'isola su cui si dorme è Phi Phi Don, fatta di due blocchi di roccia tenuti insieme da un istmo di sabbia che si alza meno di due metri sul mare. Sull'istmo si stringe il villaggio di Ton Sai, con il molo dei traghetti da una parte e la baia di Loh Dalum dall'altra, e la cosa che si nota per prima è l'assenza di automobili, perché sull'isola non ce ne sono e ci si sposta a piedi, con i carretti a mano o in barca. Verso nord ed est, lontano dal villaggio, si aprono le spiagge tranquille di Long Beach, Loh Bagao, Rantee e Laem Thong, che si raggiungono a piedi o con una barca a coda lunga e che raccontano un'isola diversa da quella del molo.

Cosa vedere alle Isole Phi Phi

Il biglietto del parco, che sorprende sempre

Sbarcare su Maya Bay, su Bamboo Island o fermarsi nella laguna di Pileh significa entrare nel parco nazionale, e il biglietto costa quattrocento baht per uno straniero adulto e duecento per un bambino, con un supplemento per chi si immerge il primo giorno. Vale per la giornata su tutte le zone protette, quindi si paga una volta sola anche toccando più isole, ma nella maggior parte delle escursioni non è compreso nel prezzo e viene riscosso in contanti allo sbarco. Chiederlo all'agenzia prima di prenotare evita la sorpresa, che per una famiglia diventa una cifra seria.

In giornata oppure dormendoci

Chi arriva in giornata da Phuket o da Krabi vede le cose migliori insieme a tutti gli altri, perché le barche convergono negli stessi posti nelle stesse ore. Chi si ferma una o due notti guadagna invece l'alba sul punto panoramico, i giri in barca del mattino presto quando le lance non sono ancora partite dal continente, e le ore in cui l'isola torna sua. La sera Ton Sai e Loh Dalum sono rumorose e festaiole, mentre a poche centinaia di metri il silenzio è totale, il che rende la scelta dell'alloggio più importante che altrove.

Quando andare e come arrivare

La stagione buona è quella delle Andamane, da novembre ad aprile, con il picco fra dicembre e marzo, quando prenotare in anticipo non è un consiglio ma una necessità, come spiega la pagina su quando andare in Thailandia. I traghetti collegano Ton Sai con Phuket e con Krabi in un paio d'ore, e con Koh Lanta nella stagione secca, mentre nei mesi del monsone le corse si diradano e il mare aperto fra le isole si fa scomodo. Va ricordato che il 26 dicembre del 2004 lo tsunami colpì l'istmo da entrambi i lati e distrusse quasi per intero il villaggio, che fu ricostruito negli anni successivi con strade più larghe e vie di fuga segnalate verso l'alto.