Isola e insieme provincia, la sola della Thailandia a essere tutte e due le cose, Phuket si allunga per una cinquantina di chilometri nel mare delle Andamane, separata dalla costa di Phang Nga da un braccio d'acqua tanto stretto che dal 1967 lo scavalca il ponte Sarasin. I suoi cinquecentoquaranta chilometri quadrati sono in gran parte collina coperta di foresta e di vecchie piantagioni di gomma, e la ricchezza che ha fatto l'isola non è nata con il turismo ma con lo stagno, estratto qui per più di un secolo da decine di migliaia di lavoratori arrivati dal Fujian. Da quella storia vengono la cucina hokkien, le case a portico della città vecchia e le feste cinesi che ancora scandiscono l'anno, e su quella storia si è posato, dagli anni Settanta in poi, il turismo balneare che oggi rende Phuket la meta di mare più frequentata del paese.

La geografia spiega quasi tutto il resto. Il versante occidentale, esposto al mare aperto, è una successione di baie sabbiose separate da promontori boscosi, e lì stanno le spiagge e quasi tutti gli alberghi; il versante orientale, riparato e basso, è fatto di mangrovie, allevamenti di ostriche e moli da cui partono le barche per le isole; in mezzo corre la dorsale collinosa, e nell'angolo sudorientale, lontano da entrambe le coste, sta il capoluogo. Chi arriva immaginando un'unica località scopre presto che passare da una parte all'altra vuol dire mettere in conto un'ora di strada, e che l'isola si gode molto di più scegliendo una base e restandoci.

Le spiagge del versante occidentale

Il fronte ovest si legge da nord a sud come una scala di frastuono. In alto, verso l'aeroporto, Mai Khao e Nai Yang sono lunghe, quasi vuote e in parte comprese nel parco nazionale di Sirinat. Scendendo, Bang Tao e Surin ospitano i resort grandi e le ville con il giardino sul mare, poi arriva Patong, tre chilometri di sabbia con alle spalle il quartiere più chiassoso della Thailandia. Subito sotto, Kata e Karon offrono il compromesso che cerca la maggior parte dei visitatori, servite ma vivibili, e in fondo alla costa, prima del capo Promthep, Nai Harn chiude la fila con la laguna alle spalle e un tramonto che vale la deviazione.

Da maggio a ottobre il monsone di sudovest soffia dritto contro questo lato dell'isola e cambia le regole. Le onde entrano regolari, il che fa di Kata il posto in cui a Phuket si impara a surfare, ma con le onde arrivano le correnti di risacca, e le bandiere rosse piantate sulla battigia non sono un ornamento. Ogni stagione delle piogge qualcuno annega per averle ignorate, quasi sempre nel tratto centrale delle baie, dove la corrente di ritorno si incanala verso il largo. Da novembre ad aprile il mare torna piatto e limpido, ed è la stagione in cui l'isola dà il meglio e insieme quella in cui costa di più, come racconta la pagina su quando andare in Thailandia.

Cosa vedere a Phuket

Patong

Tre chilometri di sabbia e dietro il quartiere più rumoroso della Thailandia, con tutto a portata di infradito e qualche regola che conviene conoscere prima di stendere l'asciugamano.

Wat Chalong

Il santuario a cui i phuketiani sono davvero affezionati, dove si scioglie un voto facendo scoppiare i petardi in un forno di mattoni e si applica la foglia d'oro sulle statue di tre monaci guaritori.

Le gite in barca

Dai moli di Chalong, di Rassada e di Ao Po parte ogni mattina la flotta che porta i visitatori fuori dall'isola, ed è spesso lì che Phuket dà il suo meglio. A nordest la baia di Phang Nga è un mare verde punteggiato di torri calcaree, con lagune nascoste dentro le isole in cui si entra soltanto in canoa e con la marea giusta. A sud, un quarto d'ora di navigazione separa Chalong da Coral Island, dove il corallo comincia a pochi metri dalla riva. Più lontano, verso sudest, le isole Phi Phi si raggiungono in un'ora e mezza di lancia veloce, mentre per le Similan la base giusta non è Phuket ma Khao Lak, e comunque solo fra la metà di ottobre e la metà di maggio, perché per il resto dell'anno il parco marino resta chiuso.

Arrivare e muoversi

L'aeroporto internazionale sta nel nord dell'isola, a una quarantina di chilometri dalle spiagge centrali, ed è il principale scalo del sud del paese. Da lì lo Smart Bus scende lungo tutta la costa occidentale fino a Rawai con una tariffa unica di cento baht, mentre i taxi e le applicazioni di trasporto costano parecchio di più e restano la soluzione comoda per chi arriva di notte. Dentro l'isola i songthaew azzurri collegano il mercato di Ranong Road, in città, con ciascuna spiaggia per una trentina di baht, ma viaggiano solo di giorno e smettono nel tardo pomeriggio, il che rende quasi obbligatoria un'auto con conducente per il rientro serale. Molti noleggiano uno scooter, che a Phuket è insieme la libertà più grande e il rischio maggiore del viaggio, perché il traffico è veloce, le colline sono ripide e i controlli sulla patente internazionale sono frequenti, come spiega la pagina su guidare in Thailandia.