Il Doi Luang è la terza montagna della Thailandia con i suoi 2.175 metri, ed è l'unica delle prime tre che assomigli a una montagna, un massiccio calcareo dalle pareti verticali che si alza di colpo dalla pianura di Chiang Dao. A differenza del Doi Inthanon, in cima non arriva nessuna strada, quindi si sale a piedi, si dorme in tenda e si torna il giorno dopo. Nel settembre 2021 l'UNESCO lo ha iscritto fra le riserve della biosfera, quinto sito thailandese a entrarci, per una scala altitudinale che va dai fondovalle a una zona subalpina unica nel paese e che ospita gorali, leopardi nebulosi, gibboni e langur.
Le regole, che sono la parte difficile
La salita è dentro una riserva faunistica, non un parco nazionale, e le condizioni sono più severe di quelle a cui ci si abitua altrove in Thailandia. Serve la prenotazione presso l'ufficio della riserva, che apre il sistema poche settimane prima dell'inizio della stagione e assegna un numero chiuso di posti al giorno, con ogni prenotazione valida per due persone. Serve un certificato medico rilasciato da non più di sette giorni, da esibire il giorno dell'ingresso. Serve partecipare a una sessione informativa obbligatoria il giorno prima della salita, in cui si spiegano le regole e la preparazione. Guide e portatori sono obbligatori e non si sale in autonomia in nessun caso, e tutto quello che si porta su deve tornare giù, rifiuti compresi.
La finestra utile è l'inverno secco, in pratica da metà novembre a metà febbraio, e nel resto dell'anno la riserva è chiusa alle salite, sia per la pioggia sia per far riposare l'ambiente. Le date esatte di apertura, l'orario di apertura delle prenotazioni e la quota giornaliera cambiano di anno in anno e vengono annunciati poco prima dalla riserva stessa, quindi vanno chiesti alle guide di Chiang Dao o di Chiang Mai e non dati per scontati.
Come funziona il trekking
Il formato standard è di due giorni e una notte. Si parte al mattino dai villaggi alti e si sale per otto o dieci chilometri secondo il punto di attacco, con tre o cinque ore di cammino fino al campo, la conca di Ang Salung, un prato fra le rocce dove si piantano le tende, e il pomeriggio resta libero mentre i portatori cucinano. Il giorno dopo si riparte al buio per essere in vetta all'alba, con il mare di nebbia che riempie tutta la pianura e le cime che spuntano, ed è la ragione per cui la gente affronta tutto il resto. La salita non è tecnica ma è lunga e ripida, e l'ultimo tratto è su roccia esposta con le mani. Di notte a duemila metri, in gennaio, si va vicino allo zero, e il sacco a pelo fornito spesso non basta, quindi conviene chiedere prima che cosa è compreso.
Le alternative brevi
Chi non vuole dormire fuori, o non è riuscito a prenotare, può fare in mezza giornata la salita al Doi Nang, il rilievo più basso davanti al massiccio, oppure i sentieri fra i villaggi lahu e lisu attorno alla riserva, prendendo una guida in paese e tornando per pranzo. Si porta a casa una buona parte del panorama e nessuna delle complicazioni.
Informazioni utili
- Orari
- Partenze al mattino dal punto di controllo della riserva, con la sessione informativa obbligatoria il giorno precedente
- Giorni di chiusura
- Aperto soltanto nella stagione secca, in genere da metà novembre a metà febbraio, e chiuso il resto dell'anno
- Ingresso
- Il pacchetto di due giorni con permesso, guida, portatori, tende e cibo costa qualche migliaio di baht a persona
- Come arrivare
- Attacco dai villaggi sopra Chiang Dao, raggiungibili in fuoristrada; il trasferimento è compreso nei pacchetti delle agenzie
- Indirizzo
- Riserva faunistica di Chiang Dao, Chiang Dao, Chiang Mai 50170
- Mappa
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