Sotto la parete del Doi Luang, cinque chilometri fuori dal paese di Chiang Dao, la montagna è scavata da un sistema di sale che l'ufficio nazionale per l'ambiente ha rilevato e misurato una per una. L'imbocco sta a poco più di quattrocento metri di quota, dentro il recinto di un tempio, il Wat Tham Chiang Dao, e ci si arriva salendo una scalinata coperta, passando davanti a una vasca piena di carpe alimentata dal torrente che esce da sotto la roccia. La montagna è un massiccio di calcare permiano vecchio fra i duecentocinquanta e i trecento milioni di anni, e le sale con le loro stalattiti, colonne e cannucce di calcite sono il risultato del lavoro dell'acqua nel carsico.
Le sale e i due modi di visitarle
Le sale rilevate sono cinque e la più lunga è quella del Buddha sdraiato, il Tham Phra Non, che da sola supera i trecentocinquanta metri e prosegue nella sala dell'acqua. È il ramo illuminato, con la passerella e la corrente elettrica, pieno di statue dorate portate qui nei secoli, e si percorre da soli in una ventina di minuti pagando poche decine di baht. Le altre sale, dalla sala del cavallo a quella detta del mondo nascosto, non hanno corrente, e all'imbocco stanno le donne del villaggio con le lampade a gas, che accompagnano il gruppo per una cifra che si concorda secondo la lunghezza del percorso. Camminano avanti reggendo la lampada, che illumina un paio di metri, e tutto il resto è buio pieno. Sono i corridoi belli, con le sale alte, i passaggi stretti, il fango, i pipistrelli nella sala dell'acqua e i ragni in quella del cavallo.
La leggenda e il tempio
La grotta ha un racconto che i cartelli riportano e che spiega perché sia sacra. Un eremita chiamato Phrom Ruesi avrebbe convocato divinità, spiriti e naga per creare oggetti prodigiosi, dal Buddha d'oro all'albero della bodhi d'oro fino all'elefante Erawan e alla spada magica, e li avrebbe nascosti nelle profondità della montagna sotto la custodia di Chao Luang Kham Daeng. Chi entrò per impadronirsene, dice la storia, non trovò più l'uscita. Il monastero che sta all'ingresso fu fondato nel 1767, la scalinata di accesso è di fine Ottocento, e negli anni Trenta del Novecento ci lavorò il venerato monaco Khruba Sriwichai. La grotta è iscritta dal 1989 fra i siti naturali che il governo thailandese ha dichiarato meritevoli di conservazione.
Che cosa portare
Scarpe chiuse e antiscivolo, perché il fondo è bagnato quasi ovunque, e una torcia frontale propria, che cambia la visita, dato che la lanterna della guida illumina lei e non voi. Dentro l'aria è ferma e l'umidità sfiora il massimo, quindi si suda anche in gennaio, e in un paio di punti si passa piegati o strisciando su roccia bagnata; chi è claustrofobico si fermi al ramo illuminato, che è comodo e in piano. Il recinto attorno all'imbocco è un monastero in funzione, con i monaci e le statue nella roccia, e valgono le regole dei templi, con spalle e ginocchia coperte e le scarpe tolte nelle sale.
Informazioni utili
- Orari
- Tutti i giorni dal mattino al tardo pomeriggio
- Giorni di chiusura
- Aperta tutti i giorni
- Ingresso
- Ingresso attorno ai 40 baht; la guida con la lanterna a gas costa qualche centinaio di baht per gruppo secondo il percorso
- Come arrivare
- Cinque chilometri a ovest del paese di Chiang Dao; songthaew dal mercato oppure una decina di minuti di scooter
- Indirizzo
- Wat Tham Chiang Dao, Chiang Dao, Chiang Mai 50170
- Mappa
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